venerdì, 20 novembre 2009

Avviso ai commentatori: per oscuri motivi tecnologici non riesco a lasciare commenti al mio stesso blog. Vi ho letti, e come sempre mi siete piaciuti. Cercherò di risolvere questa incomunicabilità con me stessa con una ricatto emotivo o una terapia farmacologica.   

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venerdì, 20 novembre 2009

Se è vero che un colpo ferisce, ma è la sua rappresentazione a sancire il trauma, questo per me ha sicuramente a che vedere con la mia storia con l'attività fisica e tutti i contesti ad essa associati.
Il primo ricordo è legato ad una partita a palla prigioniera negli scout ( sì, oltre alle cantorine, al gruppo delle sartine e all'ente organizzatore della pesca di beneficienza, ho fatto pure gli scout: come dire che nella decostruzione di un'identità equilibrata non mi sono fatta mancare nulla). Mi arriva la palla e nell'agitazione del gioco e del mio improbabile riscatto nel mondo oscuro delle relazioni, mi prende un attacco di labirintite e per un interminabile momento mi immobilizzo, come fanno le colombe per difendersi dall'impatto delle aspettative. Sento solo voci maschili adolescenziali che mi gridano "Tira, tira, tira"..e allora io tiro,ma la maledetta avversaria, brava a tirarsela quanto a prenderla, la coglie al volo e mi imprigiona. E uno dei capi scout- il cui corpo puledro nelle mie umide fantasie alternavo al sesso orale con lupin terzo- guarda un suo compare e scuotendo la testa mormora:"Ma questa è proprio un'imbranata del cazzo". Nemmeno Gighen è riuscito a consolarmi, quella notte.

Scena seconda: ora di ginnastica alle medie. La Savonarola della formafisica-di quelle che in corpore sano,e il resto so' fregnacce- al mio ennesimo fallito tentativo di fare una ruota tipo vj, che assuma una forma diversa da un attacco epilettico, urla di fronte a tutta la classe: "Sei un totale disastro!". Da quel giorno smetto di fare le ruote, di sognare un futuro televisivo e di prendere il magnesio contro i crampi da mestruo.   

Scena terza: ora di ginnastica al liceo. Nello spogliatoio femminile è tutto un rifiorire di risate, corpi audaci e ciarlieri, fasciati in vezzosi completini postalmarket. La sottoscritta, con un corpo che più che rifiorito sembra una secca del Po, contempla la propria canottiera giallina infilata nei collant color carne, con rinforzo nei talloni. Una liceale con un presente da pensionata varicosa. Ad un certo punto i maschi della classe aprono le porte, come in un meraviglioso replay della migliore scuola da bmovie. Le astanti urlacchiano e fingono di coprire con inaspettato pudore le loro virginee e puberali fattezze. Io riesco a nascondermi nella doccia, non prima di sentire una voce testosteronia che grida: "Ao', semo peggio dei francesi che non cianno il bidè: noialtri ciavemo il cesso nella doccia". A distanza di tempo ammetto che la battuta non era niente male.

Scena quarta: primi appocci all'esterno. Per problemi di postura frequento una palestra locale, gestita da una luccicante proprietaria, di quelle che sembrano un kiwi con gli occhi, ma con molti meno peli. Sto facendo in autistico silenzio i miei esercizi per raddrizzare schiena e dignità,quando con fare deciso mi si avvicina e mi dice: "Dolcezza, me te pari una morta: mettete un filo de tucco, fija mia, o almeno fatte na lampada. "

Potete quindi ben comprendere, con una storia come la mia, come mi crei uno stato di incredulo e meravigliato e grato torpore il fatto che l'allenatrice di spinning mi abbia chiesto di diventare sua amica perchè sente tra noi un'energia speciale, e che uno degli istruttori della sala attrezzi mi abbia chiesto di uscire.

Come dice una mia amica illuminata: non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice.  

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mercoledì, 11 novembre 2009
capita che a volte si sia investite da botte d'amore assordanti, che stordiscono e fanno trovare la voce alle proprie giornate silenziose. capita che questo amore che si sente non renda proprio proprio felici, ma lasci quel delizioso sentimento di struggente nostalgia, come dire un giorno tutto questo mi mancherà, perchè forse me ne sarò scordata.capita che ci si senta un po' patetiche, ma che non si abbia voglia di soffiarsi il naso, perchè anche far fatica a respirare è comunque sentire sentire sentire. capita che per sentire sentire sentire ci voglia un ostacolo da superare, un sentimento da proteggere, una malinconia da progettare.  

Amare così tanto persone parole animali è a volte pericoloso, più spesso sollievo.
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categoria:pathos
domenica, 08 novembre 2009

Amici e amiche. In questo periodo di latitanza sono successe molte cose, nella mia vita e nel mondo. Ma almeno su quelle del mondo posso affermare di avere avuto un po' di lungimiranza. Vogliamo parlare di veline, quindi? Vi propongo, tanto per sgranchirmi un po' il post, un test che con pears abbiamo fatto all'interno di un programma radio tenuto per un paio di anni. So che non rischio di apparire ripetitiva, visto che i nostri due ascoltatori non leggono il mio blog.
L'abbiamo proposto in tempi non sospetti, all'interno del programma che si chiamava" La donna è un mobile: il pensiero resistenza alla sindrome della donna ikea". I nostradamus dei costumi moderni ( che sono più tendenti al bikini, a quanto pare). Lo so, lo so, siamo proprio preda degli stereotipi. Ma anche Buona Domenica lo è, e nessuno dice niente.

TEST: VELINE O CELLINE? (tratto dalla rivista femminile TOPA GIRL)

1.   Quale è la media dei cioè che metti in una frase quando parli?
a. meno di 5
b. tra 5 e 10
c. cioè, più di 10

2. Cosa ne pensi dell'affermazione "chi fa per sè fa per tre"?
a. non è vero, nella vita è giusto chiedere aiuto
b. Sono d'accordo, è importante contare su se stesse
c. no, guarda, scusa. Non sono proprio portata per le moltiplicazioni

3. Cosa ti attira di più in un uomo?
a. il suo sguardo e la sua intelligenza
b.la sua simpatia e il suo aspetto
c. C'è un uomo? dove è? dimmi dov'è!

4. Una tua amica ti chiama per dirti che le si è sgonfiata una gomma. Tu:
a.Ti informi dove si trova e la vai  prendere
b. Le chiami un carro attrezzi
c. pensi che non le sarebbe successo se fosse andata al tuo chirurgo plastico

6. Sei ad un vip party e un noto impreditore seduto accanto a te ti importuna. Tu:
a. lo preghi fermamente di smettere
b. ti alzi e te ne vai
c. Pensi: finalmente. E' già il quarto posto a tavola che cambio.

7. Credi sia importante essere anche belle dentro?
a. Sì, è la cosa più importante
b. Sì, ma non ci si deve dimenticare di curare anche il corpo
c. Sì, infatti alla mattina una bella tazza di crusca e due prugne tutti i giorni 

8. Rispetto all'attuale tema caldo sulla fecondazione assistita che posizione prendi?
a. credo che debba essere lasciata libertà alla scienza di proseguire la ricerca
b. Non sono d'accordo nell'accanimento, dove la natura si ferma
c. Sinceramente che mentre faccio l'amore con il mio ragazzo ci stiano delle persone che mi guardano a me sembra una sporcheria.

PROFILO:

Se hai risposto tutte A: sei una donna cellina, che non si lascia mai andare e la mena a tutti con 'sta storia dei valori, e la dignità, e i bambini del Biafra e la laurea.. Topa girl consiglia: lo sapevi che se studi troppo ti vengono le rughe e la gente dice in giro che sei una rompicoglioni? se non ci credi chiedi ai tuoi ex.

Se hai risposto tutte B: Guarda che lo sappiamo che sei quella di prima, ma che hai rifatto il test per sembrare meno una palla. Topa girl consiglia: credi a noi, sei proprio una palla. non chiamarli nemmeno i tuoi ex, risparmiati lo scatto alla risposta.  

Se hai risposto tutte C: Ce l'hai fatta! Cioè, sei una velina. Ora accendi la tv che sta andando in onda "uomini e donne"...no, quello è il telecomando del condizionatore. Brava, è quello. Adesso ti basta smettere di puntarlo verso il microonde.

(ah!Felice di essere tornata!)

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categoria:veline
domenica, 28 giugno 2009

Ci sono prove, nella vita di una donna, che vanno affrontate. Prove che richiedono coraggio, determinazione, incoscienza, istinto. Come decidere che una storia d'amore è finita, dire la verità dolorosa ad un'amica, accettare di sentirsi sola. Oppure come montare il mobiletto del bagno, comprare una rivista porno dall'edicolaio di fiducia, rimanere a piedi con la macchina di notte e accorgersi di avere il cellulare scarico, fare il cambio di stagione,andare dalla propria dottoressa in lacrime e accettare che lei ti dica che no, non cresceranno più di così, hai finito la pubertà già da un paio di anni, accorgersi che ormai, se a 34 anni fai tardi e bevi una bottiglia di lambrusco, il giorno dopo col cazzo che riesci a lavorare, incontrare le ragazzine con cui lavori durante la settimana a bersi un peschito negli stessi locali che frequenti- anzi, meglio, a questo punto, che frequentavi- tu, e in più accorgersi che tutti i trentenni della sala ci provano con loro, guidare un furgone carico di scenografie e finire in una zona pedonabile di Bardolino, incastrata tra un porta biciclette e un gruppo di tedeschi ubriachi che cercano di salire dai lati, ascoltare i racconti di sesso delle tue più care amiche mentre tu non scopi da...vabbè, lasciamo perdere, incontrare le vecchie compagne di scuola e accorgersi che sono tutte sposate e con figli ( "Ciaoooo, questo è filippo, mio marito..aspettiamo il secondo figlio, sai..e tu?" "sono single e soffro di menopausa precoce" ), leggere un proprio pezzo comico durante un comizio elettorale con un pubblico di tossici che ti tira le bottiglie di plastica e sale sul palco cercando di ucciderti, seguire i lavori per la costruzione della propria casa cercando di capire che cosa intendano esattamente per traversine rinforzate, non tradire il moroso rinunciando probabilmente alla più memorabile scopata della propria vita.

Ecco. Questa sono alcune delle prove he una donna deve affrontare per poter dirsi una guerriera, una novella amazzone metropolitana ( "no, senta, signorina. Non le tirerò via il seno destro solo perchè così potrà tirare meglio con l'arco..e non perchè non sarebbe utile, ma perchè lei non ne ha proprio bisogno")

Ma ce n'è una, miei cari, ce n'è una che dovevo ancora affrontare. Mi ronzava nella testa da un po', e l'ho fatto.

"Pronto?" "Sì, cara, dimmi" "Mi hai convinta.Facciamolo" "Si sicura? Guarda che la prima volta ti farà veramente male" "No, ho deciso. "Allora ci vediamo domani. Non prenderti impegni per la mattina dopo, mi raccomando, che non riuscirai nemmeno a camminare, te lo dico per esperienza"   

Quando sono arrivata, mi ha fatta spogliare, sdraiare e aprire le gambe.
"Sei pronta?" "Sì" "Allora girati"
Un primo colpo secco.
"Maremma maiale, che male. Ma non puoi fare più piano?" "tesoro, te l'avevo detto. E' la prima volta che te la depili con la ceretta, ce li hai duri come un esercito di integralisti cattolici"
Segue supplizio.

E quando Barbara, dopo un'ora, riportandomi allo stato prepuberale, mi ha detto, asciugandosi il sudore della fronte, "Ho finito"..ecco..è stato lì, in quel momento, che ho avuto la prova ginecologica dell'esistenza di Dio.

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sabato, 16 maggio 2009

Certo è che, prima di partecipare ad una cena come quella cui sono andata ieri sera, sarebbe decisamente meglio che, nei giorni precedenti ( scegliere una o più opzioni): 

1. Un principe sceicco arabo, ormeggiato a desenzano, ti abbia abbia vista passeggiare lungo lago e pur di averti abbia ordinato al suo eunuco più fedele di dare in pasto alle anatre le sue 6 mogli, nonchè chiesto in prestito, umiliando la sua discendenza, 78 cammelli al suo cugino rivale

2. La tua estetista ti abbia implorata di poter fare un servizio fotografico al tuo culo, per mostrare alle altre clienti diffidenti gli effetti miracolosi dei suoi trattamenti

3. La pizzeria "du fradei" abbia deciso, dopo un'acclamazione unanime da parte della clientela abituale ( per lo più giocatori di rugby e stilisti californiani), di chiamare con il tuo nome la loro nuova pizza a base di ostriche e champagne

4. Il tuo romanzo sia finito chissà come in mano ad erri de luca, il quale ti abbia cercato su faccialibro semplicemente per lasciarti un messaggio pubblico in cui ti equipara a una fusione rivoluzionaria tra david sedaris e dave eggers

5. Un uomo irresistibile ti abbia confessato di amarti così come la luna ama se stessa riflessa nel sole, aggiungendo di essersi accorto che ti sei tagliata i capelli e di non trovarti per niente ingrassata

6 Tu sia riuscita finalmente a capire la quantità esatta di bitter campari nel negroni  

...altrimenti si corre seriamente il rischio, il giorno dopo, di sentirsi come quella che alla festa delle medie non aveva mai il bicchiere di plastica con su scritto il proprio nome. 

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categoria:gineceo
giovedì, 23 aprile 2009

Stasera ho partecipato ad un laboratorio esperienziale dal titolo "meglio soli o male accompagnati?", gestito da un amico che fa il counselour di professione. Un po' per curiosità professionale, un po' perchè mi stuzzicava l'argomento, un po' perchè avevo voglia di fare un'esperienza in cui non conoscevo nessuno. E poi, mentre andavo allo studio dove si sarebbe tenuto l'incontro, ho anche ammesso con me stessa che, a pensarci bene, visto il titolo del laboratorio, ci sarebbero stati tutti single.
E quindi, chissamai.

Quando i primi 6 uomini arrivati, appena mi hanno visto, hanno esclamato saltellando e battendo le mani: "Ma tu sei la donna biologica, quella che scrive e recita negli spettacoli drag queen al circolo enel! Ragazza, sei semplicemente fa-vo-lo-sa!" ... bhè, ecco...a quel punto mi sono sentita una donna a metà tra cher e rosy bindi.

Ma almeno ho potuto smettere di tenere in dentro la pancia.   

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categoria:eterodovesiete
venerdì, 10 aprile 2009

A dirla tutta non è che io sia proprio l'ultima delle ingenue. Sì, insomma, ero sempre l'ultima alla corsa campestre, ma potevo affermare con una certa sicurezza che non si trattava proprio della stessa cosa. E invece scopro con sorpresa che le cose non stanno così: alla fine ti ritrovi comunque al traguardo con il fiatone e i crampi all'addome, e mentre gli altri si stanno già facendo la doccia tu ti domandi cosa diavolo sia successo nel frattempo ( e in più non è che profumi proprio di violetta). Perchè, come un delizioso film e l'attuale frequentazione di amici maschi  eterosessuali in vena di confidenza mi stanno insegnando, io ( e con mia somma consolazione tutte le amiche single che attualmente frequento) degli uomini non ho capito un emerito cazzo ( o comunque, magari l'ho capito, ma non nel senso più aulico della cosa). Siete pronte, ragazze? Pronte ad ascoltare la mia personale epifania, perchè vi possa guidare nei prossimi secondi appuntamenti mancati, nei telefoni muti e nella scelta della panna migliore da associare al gelato tiramisù- nutella ( in alcuni casi i migliori amici delle donne)? Come sostiene il leit motiv de suddetto film ( e i commenti poco politicamente corretti dei miei suddetti maschi) : la verità è che non gli piaci abbastanza. Questo per evitare i seguenti fraintedimenti:
1. Non ti chiama perchè tu sei troppo brillante, e ha paura di te
2. Non ti chiama perchè tu sei troppo indipendente e sicura di te, e ha paura di te
3. Non ti chiama perchè ha paura di essere troppo coinvolto e quindi ha paura di te
4. Non ti chiama perchè sei una donna troppo impegnativa e determinata- mentre sicuramente la tipa bionda con cui l'hai visto l'ultima volta è una che non conosce il significato di parole complesse come "corrusco" o "polindromo"- e quindi lui ha giustamente paura di te.
Visto che è così terrorizzato a quel punto la domanda è lecita: ma che cazzo sono, la versione femminile di "The Ring"?

Inoltre: a quante di voi è successo di trovare uomini che affermano le seguenti cose:
1. Tu sei diversa dalle altre (nel senso che ho le tette più piccole?), e quindi sono un po' confuso e non capisco cosa mi stia succedendo. 
2. Sono appena uscito da una storia e non me la sento di impegnarmi ( ma esattamente per storia intendi arresti domiciliari? Il tunnel delle anfetamine mescolate con la red bull? o è un vago riferimento alla partecipazione alla campagna di Russia durante la seconda guerra mondiale? che ti pensavo più giovane, giuro)  
3. Non credo di meritarti ( col senno di poi: avevi ragione, pirla)
4. E' un problema mio, tu non centri niente ( allora spiegami: esattamente invece quanto centra la bionda che non conosce il significato della parola corrusco?)
5. Tu sei fantastica, veramente. Non ho mai conosciuta nessuna come te. ma... ( e a quel punto ti chiedi come un complimento si stia trasformando improvvisamente in un' offesa)

Ecco, ragazze. Basta.La verità è che non gli piaci abbastanza. Lo leggo nei sorrisi dei miei amici che non rispondono alla chiamata della loro ultima conquista e che mi dicono che la richiameranno dicendo che erano impegnati a salvare la vita ad un delfino spiaggiato ( si sa che con il surriscaldamento terrestre il lago di garda ha cambiato improvvisamente la natura del proprio patrimonio faunistico). E a te, che sei l'amica adorata, viene un po' da ridere (forse per colpa dei tre spritz bevuti con loro a bordo lago), ma poi, ad un certo punto, ti rendi conto che anche qualche tuo uomo non ha risposto alle tue chiamate, e quella volta era per salvare un'anfora greca dall'alluvione dell'Adige ( il mito dell'amaro Averna ha sempre un certo fascino). E la risata un po' si smorza. Tutto ti è un po' più chiaro. E ti rendi conto di quanto tempo hai perso.

Quindi. Ragazze mie. Che liberazione. Che leggerezza. Questo è quello che Goethe definiva " i segreti manifesti". Sono segreti così palesi, sotto gli occhi di tutti, che nessuna li vede. Quindi : bevete un martini, leggete un manga di fumetti erotici giapponesi e cancellate il numero. Perchè la verità, mie adorate, è che non gli piacciamo abbastanza. ( e se siamo oneste con noi stesse: quante volte abbiamo fatto lo stesso discorso ad adorabili e teneri e affidabili uomini?).

Stasera ho cancellato un paio di numeri. E ho scritto ad un paio di uomini che sono confusa.

Perchè la verità è la menzogna di un bugiardo.

 

  

 

  

 

 

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mercoledì, 11 marzo 2009

Io e il pears, nonostante quotidianamente cerchiamo di sfuggire come tubetti di vaselina dalle strette maglie delle convenzioni e ai progetti di vita di massa,ci siamo ultimamente confessati il nostro desiderio di maternità. Peccato che a me manchi la materia prima e al peas, oltre a quella, anche un paio di ovaie e il minimo interesse ad entrare nel corpo di una donna, a meno che ovviamente non si tratti della statua della libertà. E così, un giorno, dopo esserci raccontati il gioco a massacro delle nostre giornate e il sapore delle nostre notti abbandonate a loro stesse, abbiamo imbastito la fantasia di avere un nostro bambino, che visti tutti quelli arrabbiati che incontriamo al lavoro, tanto male non dovremmo poi essere. L'unico neo è che uno di noi due dovrebbe lavorare effettivamente meno, perchè poi chi lo porta all'asilo , lo accompagna alla lezione di solfeggio e non vorrai fargli mangiare cibi precotti, che hai sentito a report quello che hanno detto dei wurstel. Sì, certo, poi gli si dovrebbe spiegare perchè il papà ama il postino e la mamma pure, ma in fondo il postino è così una brava persona, e sa fare un sacco di giochi di prestigio, che il nostro bambino sarà felice quando viene a trovarci. Sospiro. Sì, saremmo proprio una bella famiglia.   
Oggi sono a pranzo da mia madre. L'ho mandata l'altra sera ad un incontro sul tema" le generazioni di genitori si confrontano sugli stili eductivi", organizzato dalle mie colleghe. Così, tanto per farle un po' capire, dopo dieci anni, che lavoro faccio. Mi è tornata triste come un cocker spaniel, e l'unico obiettivo che ho ottenuto è che raccontasse di come io abbia sofferto tutta la mia adolescenza perchè costretta a portare la canottiera e che si rendesse ancora più desolamente conto che io e mio fratello non le abbiamo ancora regalato un nipotino. ( anche se, ha ammesso, anche l'ultimo bracciale di giada non era tanto male). Allora io, non sono riuscita trattenermi, che quando ce vò, ce vò, ho pensato.

P. Non preoccuparti,mamma. Io e Mirco abbiamo pensato che lo facciamo insieme, un bambino.  
( Ora. Mia madre conosce perfettamente le declinazioni sessuali del mirco medesimo, e ha visto anche la foto in cui è travestito da drag queen. Insomma, dubbi non ce ne sono. Quindi mi aspettavo una risatina imbarazzata, un sussulto vetero cattolico, un'indignazione rispettosa. E' una MADRE di quasi settantanni,perdio, ci saranno delle certezze a cui aggrapparsi, in questo pazzo mondo. E invece, no, ragazzi. La fine a quanto pare è più vicina di quello che pensassi)   

M. Tu e Mirco? Ma come la mettete che lui sia gay? Pensate alla fecondazione?

P. ( presa alla sprovvista) Eh..di questo non abbiamo ancora parlato.

M. In fondo vi volete così bene. Ma se per caso nel frattempo doveste trovarvi un grande amore, come la mettereste?

P.  (sempre più in difficoltà) Ma..dovrebbe accettare questa cosa, se ci ama davvero. Almeno credo.

M. Bhè, mi sembra giusto. Comunque Mirco è sempre così serioso quando mi vede, che invece con il gatto chiacchiero tanto..pensi che qualche volta allora verrebbe a cena da me?No, dico..d'altronde la nonna è sempre la nonna, no? e poi, comunque, avrei piacere che vi sposaste. Ma poi vedete voi, eh. Non che a me interessi, per carità. Lo dico più che altro per il bambino. Vuoi dei mandarini?

P. ...............................................no, grazie, mamma.

A questo siamo giunti: ho un madre aspirante nonna dotata di un pragmatismo feroce: che sia come sia, l'importante che sia. 

postato da: apefuribonda alle ore 19:55 | Permalink | commenti (31)
categoria:madre
domenica, 22 febbraio 2009

Un mio caro amico farà la parte di una drag queen all'interno di un corto metraggio, che vorrebbero inviare a venezia. Io,per strane coincidenze, conosco più drag queen che uomini eterosessali senza problemi relazionali con le donne, e mi capita, insieme a pears (alias desideria hudson) di scrivere loro i testi per spettacoli di cabaret, in cui mi hanno riservato gentilmente anche degli angoli in difesa della dignità di esistenza della donna biologica ( nonostante alla fine io risulti la meno donna dell'allegra compagnia). Così, mi è stato affidato il diffiile compito di scrivere un monologo da drag queen per il suddetto amico.Unica indicazione: doveva esserla diventata perchè i suoi genitori volevano diventasse famoso. Ovviamente, in queste situazioni, mi sento eccitata dall'idea dell'imposizione della scrittura e in terribile ansia da prestazione, che neanche il rescue remedy. Per questo di solito, aspetto sempre la mattina prima della consegna per scrivere. Ecco qui il risultato. Non sono proprio soddisfatta, quindi fatemi sapere cosa ne pensatee consigli vari. thanks!

Il mio nome è Miranda Street, e sono una drag queen: ossia quando in un gay c’è troppa classe per essere una persona sola. Sapete, la scelta del nome per una drag è il bagno battesimale nel latte d’asina, che festeggia i primi vagiti della propria nuova identità: per alcuni l’unica, o perlomeno l’unica che valga la pena vivere. Il mio nome l’ho scelto spulciando tra i rami parentali della mia famiglia: quando mio padre ha scoperto che il nome di sua nonna era stato cosparso di pailettes e svettava su 15 centimetri di tacco aveva giurato di non rivolgermi più la parola. Ma purtroppo, come sa bene mia madre, non è un uomo abituato a mantenere le promesse, e dopo una settimana mi aveva già lasciato un messaggio in segreteria augurandosi che mi fossi finalmente stancata delle mie tette nuove.

Illuso. Stancarmi io delle mie tette nuove..con quello che mi sono costate. E poi lo sanno tutti, ragazzi: le tette grandi non solo cambiano la vita, ma la fanno pure sembrare molto più sottile.

E pensare che i miei genitori hanno sempre desiderato che diventassi qualcuno: peccato che ora, ora che effettivamente lo sono diventato, vorrebbero fossi qualcun altro.

Perché il mio fuoco sacro dell’arte nasce in famiglia, senza dubbio. I miei genitori si aspettavano avrei preso da loro..purtroppo non hanno poi accettato che prendessi anche i tailleur dall’armadio di mia madre. Ah, cosa volete..cose che capitano anche nelle migliori famiglie.quindi figurarsi nella mia.

Mio padre,un ex militare cresciuto nel mito della patria, dell’onore e dei vietcong in glassa di napalm, millanta un passato da pittore di paesaggi in acquerello, stroncato dalle ambizioni militaresche del padre..Non è buffo? Questa storia non vi ricorda quella del buon adolf? Dio, pensate la frustrazione: mio padre, con tutte le carte in regola per una luminosa carriera dittatoriale, non riusciva a farsi obbedire nemmeno dal nostro gatto tito, che immancabilmente gli pisciava nel cappello. Così vicino, eppure così lontano.

Mia madre? Ah, mia madre, invece, aveva provato la gloriosa strada del teatro sperimentale. Purtroppo, si era presto accorta che cinque persone in sala e un cavallo morto in scena non le avrebbero aperto la via per il successo sperato. E quando si accorse che per entrare nello star system non sarebbe bastato dare tutta se stessa al suo pubblico, ma avrebbe dovuto dare tutta se stessa anche al regista e a un paio di produttori, si era sdegnosamente ritirata dalle scene. Brava donna, in fondo, mia madre. Peccato non abbia ancora capito che il turchese non sia proprio un colore adatto al suo incarnato.

Ed eccomi qui, quindi. La pupilla dei loro occhi trasformata in un fastidiosa glaucoma. Sono Matilde Street, la drag queen regina della notte, che eccita testosteroniche platee fatta per di più di due tipi di uomini: quelli che hanno un segreto con le loro madri e quelli che ce l’hanno con le loro mogli. Così io, nella notte, sono per loro madre e moglie, sono la realizzazione dei loro desideri nascosti sotto al letto, apro le porte dei loro giardini segreti, e pianto piccole primule di provocazione nei loro borghesi parchi cittadini.  

E durante il giorno? Lascio che si dimentichino l’odore della mia risata e il sapore del mio sguardo cigliato, lasciandoli tornare laddove si sentono sicuri. E io chiudo il ventaglio, allineo le perle, pettino le piume del mio boa incantatore. Il giorno mi fa così malinconia, sapete?  In realtà è la luce impietosa che mi disturba, con l’aggiunta della totale assenza del silenzio. La luce piena del giorno che canta a squarciagola. L’abbagliante chiacchiericcio. La tristezza di un mondo senza foschia, senza stanze buie, senza nulla da nascondere, sfacciatamente sincero:  le incantevoli regole della seduzione lasciate a seccare sotto il sole.

Suvvia, ve lo leggo negli occhi..credete veramente che io sia diventata una drag queen per fare un dispetto ai miei genitori? Che io sia così linearmente semplice, così psicologicamente coerente? Via ragazzi..sono un uomo gay, non un uomo eterosessuale. Oppure credete l’abbia fatto per una sorta di volontà di riscatto personale, per vedere l’orgoglio brillare negli occhi di mio padre e farmi finalmente pettinare i capelli da mia madre. Vi ripeto ragazzi: sono un uomo gay, non una donna.

Io sono una drag queen semplicemente perché lo sono. Questo è il segreto. Vi verrebbe mai la curiosità di chiedere ad un cavallo perché sia un cavallo..e cristo, ragazzi, se per caso vi rispondesse dovreste cominciare a preoccuparvi seriamente per la vostra salute.

Io sono nata per essere Miranda. Con le sue parrucche acrobatiche e le sue movenze da gatta favolosa: io esisto perché esiste chi vuole accoppiarsi con la mia contraddizione,  con la mia ambiguità. Io sono venuta alla luce per possedere per sempre il mio pubblico.Io sono nata per tenere il mondo sotto il tacco delle mie scarpe fragili, per asciugarmi di nascosto le lacrime nel bagno degli uomini, e farmi accompagnare ogni volta dalla furia della rinascita, con un colpo di mascara e della lacca per capelli.

Io sono nata per affascinare me stessa, l’unica persona dalla quale accetto consigli sul mio guardaroba.

Io sono Miranda Street, sono una drag queen, questa è la mia storia.

E voi siete un pubblico meraviglioso.

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categoria:drag queen